27 Novembre 2018

In difesa dei rinnovabilisti (seri)

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Il ‘Sole 24 Ore’ del 16 novembre scorso titolava un articolo “Energie rinnovabili, la Guardia di Finanza scopre maxi frode da un miliardo” relativamente a incentivi incassati nel 2017 – se per dolo o altro lo dirà la magistratura – a danno dei consumatori che li pagano sulle loro bollette elettriche. Se si pensa al malaffare che è andato accrescendosi anche nel commercio dei prodotti petroliferi – si stima sino a un quinto del mercato per diversi miliardi di euro – si ha l’idea delle sacche di degenerazione che vanno attraversando il sistema energetico italiano.

Tornando alla supposta truffa sugli incentivi alle rinnovabili – esplosa grazie all’azione combinata del GSE e della Guardia di Finanza – due le cose che più colpiscono. La conferma, in primo luogo, che là dove si addensano ‘soldi facili’ rischia di allignare il malaffare. Per più ragioni, tra cui: possibilità a chiunque di operare senza verifica alcuna; farraginosità, opacità, discrezionalità dei processi autorizzativi; difficili controlli su una platea di beneficiari che ha quasi raggiunto un milione di soggetti.

Colpisce che nessuno della parte sana di questa industria, che riteniamo predominante, abbia preso sinora le distanze dai fatti denunciati

Colpisce, in secondo luogo, che nessuno della parte sana di questa industria, che riteniamo predominante, abbia preso sinora (almeno a mia conoscenza) le distanze dai fatti denunciati, col duplice rischio, da un lato, di danneggiare la credibilità dell’intera industria e, dall’altro, di rafforzare le opposizioni alle tecnologie rinnovabili, su cui si addensano i tre-quarti delle contestazioni agli impianti energetici censiti dall’Osservatorio Nimby Forum. Se a tutto questo si aggiunge l’enormità degli incentivi – pur se scesi da 16 a 14,7 miliardi nel 2017 – è facile comprendere come queste opposizioni, strumentali o meno, trovino buon gioco.

L’illegalità nelle energie ‘pulite’ è d’altra parte nota da molto tempo. Spiace citarmi ma sollevai la questione in un’audizione della Commissione Industria del Senato nel gennaio 2011 concludendo il documento presentato con la necessità che l’industria eolica recuperasse la “credibilità in parte perduta a causa di comportamenti di una minoranza di soggetti che nulla hanno a che fare con la vera imprenditoria” (documento in fondo al testo).

L’anno dopo, nel maggio 2012, il CNEL elaborò un documento ‘Analisi dei rischi di illegalità e penetrazione della criminalità organizzata nel settore dell’energia eolica in Italia’ (documento in fondo al testo) redatto da un panel di alto livello (composto, tra l’altro, da diversi magistrati impegnati sul fronte della criminalità e dal Presidente di Confindustria di allora, Emma Marcegaglia), in cui si dava conto delle molte indagini in corso (Eolo, Via col Vento, Ventus, Libeccio,etc.), per lo più riconducibili alla corruzione di funzionari pubblici degli “uffici preposti all’esame dei progetti [che] si sono trovati ‘assediati’ da un elevato numero di richieste di autorizzazioni”. Ebbene, quella spietata fotografia a poco valse se le cose stanno come riportato dal ‘Sole 24 Ore’.

Vi è da chiedersi se non sia opportuno recidere definitivamente e preventivamente i nodi scorsoi su cui in questa industria ha sinora prosperato

La gravità di quanto avvenuto è tanto maggiore ove si consideri che il futuro energetico/climatico italiano dovrebbe in buona parte essere affidato alle risorse rinnovabili, stante l’obbligo comunitario di accrescerne l’apporto al 2030 dal 20% al 32% dei consumi finali di energia. Il fatto che gli incentivi vadano, almeno a parole, a ridursi nulla rassicura che il malaffare non abbia a continuare. Vi è da chiedersi, in conclusione, se non sia opportuno recidere definitivamente e preventivamente i nodi scorsoi su cui in questa industria ha sinora prosperato.

 

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