Alcuni temi trattati in questi anni.
Alcuni temi trattati in questi anni.

L’idea di una rivista dedicata a temi dell’energia nasce all’inizio del 1980 dalle conversazioni tra l’allora Presidente dell’ACI, Filippo Carpi de Resmini, Romano Prodi e Alberto Clô. Sono i giorni della Seconda Crisi Petrolifera, che vede i prezzi del petrolio schizzare di tre-quattro volte sconvolgendo l’economia dei paesi occidentali e in particolare le tasche degli automobilisti che l’ente è tenuto a tutelare. Dalle loro conversazioni emerge come la crisi sia sostanzialmente conseguenza del panico diffusosi sui mercati, del tutto ingiustificato stando ai fondamentali reali del mercato petrolifero, ma decisivo nel determinare l’impennata dei prezzi. L’incredibile discrepanza tra fatti e percezione convince l’ACI dell’utilità di uno strumento che, attraverso analisi, statistiche e il confronto di opinioni, consenta di fare luce sulle questioni energetiche che si riverberano sulla società e sull’economia del nostro paese.

Qualche mese dopo, nel settembre 1980, esce il primo numero di Energia che ospita, tra gli altri, le posizioni dei paesi esportatori di petrolio, attraverso la penna dell’allora Segretario Generale dell’Opec, e quelle dei paesi consumatori dell’Occidente, per mano del Segretario Generale dell’AIE. Da allora, Energia ha affrontato e talora anticipato le grandi trasformazioni che hanno interessato la sfera energetico-ambientale, offrendone interpretazioni e analisi interdisciplinari grazie al contributo di oltre 1.000 autori di caratura nazionale e internazionale di cui circa 700 stranieri.

Impegno che prosegue tutt’oggi inalterato in un mondo dell’energia ormai molto cambiato, nel quale lo Stato si è via via limitato a un ruolo di arbitro, cedendo quello di giocatore a imprese private chiamate a soddisfare la fornitura di beni pubblici; nel quale la società civile ricerca con insistenza maggior voce in capitolo, soprattutto a livello locale, dov’è forte il timore di un’imposizione di costi a fronte di benefici nulli; nel quale la moltiplicazione dei canali di diffusione dell’informazione con l’avvento di Internet e dei social network, anziché stimolare il dibattito e il confronto, tende a radicalizzare le idee su posizioni estreme tra loro sorde e inconciliabili.