23 Luglio 2018

Ogni cosa ha il suo prezzo

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E’ banale ma non inutile rammentare che senza investimenti non vi sarà l’auspicata ‘transizione energetica’ verso il dopo-fossili, ma solo l’inerziale andamento delle cose. Quel che sta accadendo.

Valutare il costo di Parigi per abbattere il surriscaldamento entro i 2°C è molto complesso dovendo considerare solo le spese incrementali rispetto a quelle che si sarebbero comunque realizzate. Di stime ne vengono sfornate di continuo ma fortemente disomogenee, poco chiare nelle modalità di calcolo, scarsamente significative sulla loro sostenibilità. Stime che collocano il costo di Parigi sino a 2.500 miliardi dollari costanti l’anno incrementali, con una spesa totale sino a 100.000 miliardi dollari (vedi allegato).

Riguardo l’Unione Europea, il think tank The Shift Project quantifica il costo entro metà secolo in 250-500 miliardi euro costanti l’anno, pari a un po’ meno del 3% del prodotto interno lordo, per un totale compreso tra i 9.000 e i 18.000 miliardi. Possibilità alquanto remota a scorrere alcuni rapporti usciti in questi giorni, che convergono verso la medesima conclusione: gli investimenti stagnano o calano e sono comunque ampiamente inferiori alla bisogna.

Secondo l’Agenzia di Parigi, “the overall trend of energy investment remains insufficient for meeting energy security, climate and air quality goals, and is not spurring an acceleration in technologies needed for the clean energy transition”. Questo a livello mondiale.

Non van meglio le cose in Europa. Secondo l’Agenzia europea per la cooperazione dei regolatori energetici(vedi allegato), la spesa nel 2017 per i Progetti di Comune Interesse (PCI) “was €5.8 billion for electricity PCIs and €9.65 billion for gas, representing only 11.8% of the overall PCIs budget for electricity and 22.1% for gas, revealing an insufficient pace to meet the indicated implementation schedules”. La lettura del rapporto è disarmante quanto a ritardi nella realizzazione delle opere, valutazione dei loro costi, e, aggiungiamo noi, della loro stessa utilità.

Ancora, secondo Bloomberg (vedi allegato), nel primo semestre 2018 gli investimenti sono calati dell’1% rispetto al corrispondente periodo del 2017. Se la ripresa delle emissione clima-alteranti, dopo un triennio di stabilità, è in parte spiegata dalla pochezza degli investimenti passati, l’insufficienza di quelli attuali ne causerà in futuro un ulteriore aumento. E ciò nonostante l’impegno profuso dalle mille organizzazione non governative, dalle imprese, dai sindaci di molte città, dai governi dei paesi che hanno solennemente sottoscritto l’Accordo di Parigi ma ben poco hanno poi fatto per darvi seguito.


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