24 Luglio 2018

Regno Unito: un tetto per le bollette dei piccoli consumatori

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Mi è capitato di leggere in questi giorni il resoconto di un’audizione al Parlamento inglese che si è svolta nello scorso dicembre. Oggetto: l’introduzione di un price cap alle offerte di energia per i consumatori domestici a partire dal prossimo inverno. Il price cap è uno strumento di regolazione e controllo dei prezzi che è stato molto utilizzato nella fase di transizione dal monopolio alla concorrenza. Man mano che la confidenza nel mercato progrediva anche tra i piccoli consumatori la protezione del price cap veniva eliminata. Nei mercati del gas naturale e dell’energia elettrica inglesi questo era accaduto tra il 2000 e il 2002.

All’origine della legge che reintroduce questo strumento e al centro della contesa tra i soggetti interpellati dal Parlamento sono i maggiori costi sopportati dai tanti clienti che in questi anni sono rimasti fedeli alla Standard Variable Tariff (SVT) e ai sei maggiori fornitori.  Secondo il Rapporto sui mercati dell’energia della Competition and Markets Authority (CMA), pubblicato nel 2016, il loro ammontare è pari a 1,4 miliardi di sterline/anno. La cifra è contestata piuttosto fermamente dagli ex direttori dell’Office of Gas and Electricity Markets (Ofgem) per un paio di motivi sostanziali: (a) il confronto, che si riferisce alle migliori offerte di due piccoli fornitori, è viziato in quanto la struttura dei costi e le strategie commerciali sono molto diverse; (b) non è stato possibile avere accesso ai dati da cui la stima è derivata per cui risulta impossibile verificare la sua attendibilità. A queste legittime contestazioni, essi aggiungono il fatto che i sei maggiori fornitori, pur mantenendo una quota del mercato retail intorno all’80%, non conseguirebbero extraprofitti.

Al di là della bontà della stima, quello che più mi ha colpito della vicenda è come la realtà dei mercati possa essere letta secondo visioni del mondo molto diverse, che sono rappresentate dalle posizioni espresse anche durante l’audizione da due economisti che godono di una certa fama nel campo della regolazione: Stephen Littlechild, primo direttore dell’Office of Electricity Regulation (Offer) e tra i primi a sperimentare l’applicazione del price cap, e Martin Cave, membro della CMA e da poco nominato dal Governo nuovo direttore di Ofgem.

I dati di fatto sono che la SVT è l’offerta commerciale di default alla quale restano agganciati i clienti che non si attivano per cambiarla.  È piuttosto normale che in una fase prolungata di crescita dei costi dell’energia, come quella vissuta nel Regno Unito negli ultimi anni, il differenziale tra offerte a prezzo variabile e offerte a prezzo fisso tenda ad aumentare.  Ciononostante, secondo i dati elaborati dalla CMA, nel 2015 il 71% delle forniture elettriche e il 69% delle forniture gas delle Big Six restava legato alla SVT.  Apparentemente qualcosa non funziona nel mercato retail inglese, quel che Ofgem conferma anche nel suo ultimo Rapporto sullo stato dei mercati, in cui si afferma che in realtà “the competition isn’t working well for consumers who are less active. More than half of consumers (58%) have never switched supplier or have switched only once”.

La realtà è che nel mercato retail coesistono due grandi tipologie di clienti, quelli che stanno pagando bollette piuttosto salate perché non vogliono perdere tempo a fare confronti e seguire le procedure di switching, e quelli che cercano con ansia le offerte più convenienti e sono disposti a spendere tempo ed energia per ottenerle. Secondo Littlechild entrambe le tipologie stanno ricevendo prezzi “consistenti” con le loro preferenze e “sostenibili” in un mercato concorrenziale. Littlechild non può del resto contestare l’osservazione fattagli da una rappresentante della Camera dei Comuni che il mercato attuale non offre evidentemente stimoli adeguati ai clienti “pigri”, la qual cosa consente ai sei grandi fornitori di usare gli ampi margini delle offerte SVT per sussidiare le loro offerte più concorrenziali a svantaggio dei nuovi entranti.

Anche in seno alla CMA, che pure ha evidenziato il problema, le posizioni sui rimedi non furono unanimi.  Nelle conclusioni del rapporto si chiedeva al regolatore di implementare una serie di information remedies per sollecitare i clienti a essere più attivi. Solo Martin Cave espresse una posizione dissenziente a favore dell’introduzione di un price cap, che fu in seguito recepita dal Legislatore.  Le motivazioni di Cave erano fondamentalmente due: (1) il danno subito dai consumatori domestici era molto severo e solo il price cap poteva ridurlo in modo rapido e sostanziale; (2) gli information remedies hanno bisogno di tempo per produrre effetti e i tentativi in questo senso sperimentati da Ofgem nel corso degli anni non avevano prodotto grandi risultati.

Nel corso dell’audizione un altro membro della CMA, Lesley Ainsworth, dice cose piuttosto interessanti sulla legge che introduce il price cap, che può risultare un metodo valido per “creating incentives to improve efficiency, enabling effective competition, maintaining incentives to switch and ensuring there is enough investment.” Il problema sarà renderli tutti insieme compatibili con il price cap. Subito dopo rivela che la maggioranza dei membri del CMA aveva ritenuto troppo rischioso il rimedio del price cap in quanto creava un conflitto tra l’esigenza di ridurre il danno stimato per i clienti domestici e il mantenimento di incentivi per i fornitori a offrire prezzi più bassi del price cap e a effettuare investimenti sufficienti.

Il nuovo direttore di Ofgem avrà ora il compito di disegnare la formula del price cap per le SVT, essendo ovviamente consapevole del fatto che essa influenzerà a cascata tutte le offerte commerciali. L’effetto più rischioso è sul differenziale tra le offerte che il mercato presenterà ai clienti domestici, e di conseguenza sul loro tasso di switching. Come si dice in questi casi, let’s wait and see.

La trascrizione dell’audizione è reperibile qui: 


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