3 Settembre 2018

Quanto durerà il petrolio?

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Nel corso degli ultimi decenni questa domanda è stata a fasi alterne al centro del dibattito energetico internazionale.

Negli anni passati, si era affermata la teoria del peak oil supply la quale sosteneva che la produzione petrolifera era vicina a raggiungere il picco massimo a cui sarebbe seguito un progressivo (e definitivo) declino. Tale posizione non teneva conto delle numerose variabili in gioco, non ultimo il potere della tecnologia che, grazie ai continui avanzamenti tecnici, ha permesso di ampliare nel tempo il quantitativo delle risorse recuperabili.

Esempio eclatante è stata la shale revolution che, con l’affinamento di una tecnica di estrazione fino ad allora considerata poco competitiva, ha enormemente aumentato il bacino produttivo statunitense e il suo indice R/P, ovvero il rapporto tra riserve e produzione che misura in anni la durata delle riserve recuperabili ai tassi produttivi correnti.

Basta guardare all’indice R/P dei più importanti paesi produttori di petrolio in Medio Oriente per comprendere che l’era del petrolio non è ancora conclusa: ad eccezione di Qatar e Oman, attualmente la durata delle risorse di petrolio supera i 60 anni con punte fino a 90 anni.

Indice R/P nei paesi produttori del Medio Oriente

Fonte: Oxford Energy Institute su dati BP

Superato il timore del “peak oil” lato offerta, oggi il dibattito si è spostato sugli eventuali shock lato domanda, con lo spiazzamento che potrebbe derivare dalle rinnovabili, dalle auto elettriche, dall’efficienza energetica.

Tuttavia, a minacciare il mercato petrolifero in questi ultimi anni non è stato l’avanzamento di fonti di energia alternative, bensì il fattore prezzi che ha fortemente condizionato l’attuale contesto di mercato. Difatti, il crollo delle quotazioni petrolifere a partire dalla metà del 2014 ha costretto le compagnie energetiche a una rigorosa disciplina finanziaria e frenato gli investimenti upstream, compromettendo la futura offerta mondiale O&G. Se perdurerà l’attuale anemia degli investimenti potrebbe risultare difficile sostituire la produzione corrente e sopperire al naturale declino dei giacimenti, rendendo problematico di conseguenza soddisfare la crescita della domanda.

Considerate le molteplici variabili in gioco, alcuni analisti ritengono più probabile uno scenario in cui si potranno verificare diversi picchi a seguito del cosiddetto “rebound effect”: raggiungimento del picco di domanda che determina un calo dei prezzi, che causa un nuovo aumento della domanda.

In ogni caso, il petrolio continuerà ad avere un ruolo preponderante per il mix energetico mondiale, specialmente nei trasporti dove resta la fonte dominante. Nonostante l’avvio della transizione energetica sia data per assodata, il petrolio rappresenta ancora la prima fonte nel mix di energia primaria nel mondo e sarà difficile sostituirlo se non con tempistiche di lungo termine.

Per rispondere alla domanda con cui abbiamo aperto l’articolo, 50 anni è la durata prevista per le riserve di petrolio se i livelli produttivi e la tecnologia restano quelli attuali. Tuttavia, il conteggio resta esposto a numerose variabili; basti pensare che nel 2008 gli anni previsti erano 42.

Link al documento dell’Oxford Energy Institute:


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