29 Ottobre 2018

Vincitori e vinti nel mercato elettrico italiano

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Come uno yo-yo i prezzi del petrolio hanno conosciuto da metà anno forti oscillazioni, prima in salita poi in discesa, dopo un primo semestre in leggera diminuzione. Dal 15 agosto al 1° ottobre hanno guadagnato 15 dollari al barile arrivando a 85, un aumento da inizio anno quasi del 30%.

Ce ne siamo accorti facendo benzina o gasolio, ma anche dalle bollette dell’elettricità e del metano con aumenti cumulati nell’anno rispettivamente dell’11,4% e 13,6%, che hanno aggravato il disagio di milioni di famiglie italiane portando la spesa annua per le due fonti a 1.500-2.000 euro. Ignari commentatori hanno ricondotto questi aumenti alle tensioni nel mercato del petrolio. Non è così.

L’aumento dei prezzi è imputabile unicamente ad incrementi dei costi (effettivi o attesi) o anche ad un incremento dei profitti delle imprese?

L’Autorità di regolazione ha motivato l’ultimo incremento sostanzialmente con tre ragioni. Primo: i “prezzi di riferimento del gas naturale”, che molto contribuisce alla generazione elettrica (2017: 47%), aumentati nell’hub italiano PSV il doppio del petrolio (60% vs 30%). Chi ha sostenuto che i valori spot fossero sempre più convenienti dei prezzi oil-linked dei contratti a lungo termine e che su di essi bisognasse quindi fissare i prezzi interni ha di che ricredersi. Anche se a caro prezzo. Secondo: “crescita senza precedenti del prezzo dei permessi di emissione di anidride carbonica” (+29%) come avevamo rilevato già in settembre. Terzo: balzo del prezzo dell’elettricità nella borsa italiana (+29%) che ha risentito di questi fattori, ma anche dei maggiori profitti dei venditori.

dal 1° gennaio le tariffe potrebbero ulteriormente aumentare

Se l’aumento delle quotazioni del greggio ha influenzato verso l’alto, direttamente o meno, carburanti, metano, elettricità, ne deriva che il loro successivo crollo dal 1° ottobre al 25 ottobre – da 85 a 76 dollari al barile (-10,5%) – dovrebbe riflettersi su di essi a ritroso. Per i carburanti è auspicabile sia già avvenuto, mentre per metano ed elettricità dobbiamo attendere le decisioni dell’Autorità che tuttavia non è affatto detto ne decretino un ribasso dall’inizio 2019. Anzi. Per tre ragioni:

(a) revisione della remunerazione degli investimenti che dovrà tener conto del ‘rischio paese’ riflesso nell’accresciuto valore dello spread (per Ref-e ballano 460 milioni euro);

(b) recupero di 1 miliardo euro di oneri di sistema momentaneamente congelati dall’Autorità%3