11 Novembre 2019

L’incoerenza delle politiche minaccia gli obiettivi climatici europei: il caso del gas naturale

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Incoerenti rischiano di essere tra loro i Piani Nazionali degli Stati membri; incoerenti sono le raccomandazioni che la Commissione fa sui diversi PNEC in materia di gas naturale; ma incoerenti sono anche le stesse politiche dell’UE, soprattutto in materia di infrastrutture. Tutto ciò rischia di minare la credibilità e puntualità dell’UE in materia climatica e di decarbonizzazione

Gli obiettivi climatici di lungo termine dell’Unione Europea richiedono che l’Unione esca quasi interamente dal gas naturale, in maniera graduale ma costante, entro il 2050. L’analisi delle traiettorie previste dai PNEC di alcuni paesi di rilievo suggerisce che gli Stati membri stanno portando l’Unione verso una sovrabbondanza di gas naturale. Ciò rischia di causare investimenti superflui e rendere la transizione energetica vacillante e costosa.La Commissione europea sembra chiudere un occhio su questa incoerenza.

L’assenza di un piano di phase-out dal gas naturale mina gli obiettivi climatici dell’Unione

Osservando le traiettorie dei consumi di gas tracciate nei PNEC dei paesi che coprono quasi il 40% dell’attuale consumo annuo di gas dell’UE (Bulgaria, Germania, Italia, Polonia, Romania), risulta chiaro come queste non siano allineate alla traiettoria di decarbonizzazione che l’Unione ritiene necessaria per centrare gli obiettivi climatici 2030 e 2050.

Le traiettorie del cosiddetto business-as-usual contrastano con due scenari che la Commissione considera compatibili con l’obiettivo di limitare l’innalzamento della temperatura globale di 1,5 gradi. Tra questi scenari descritti nella comunicazione Clean Planet for All  vi si legge che il consumo di gas dovrebbe diminuire fino a raggiungere il 3-4% nel 2050 (vedi figura 1). Senza piani esplicitamente volti a colmare questo gap – o senza che altri Stati membri compensino per loro – questi cinque paesi da soli mettono a rischio gli obiettivi climatici dell’intera Unione.

Se non risolvono la loro dipendenza dal gas naturale, Bulgaria, Germania, Italia, Polonia e Romania rischiano da soli di mettere a rischio gli obiettivi climatici dell’intera Unione

Solo pochi Stati membri indagano l’impatto delle politiche in programma sul consumo energetico nazionale (di quelle analizzate solo l’Italia e la Polonia). La mancanza di dettagli rende difficile un’analisi adeguata del divario tra mix energetici nazionali e europeo (figura 2). Piuttosto, molti paesi prevedono di espandere le infrastrutture nazionali del gas:

  • La Germania prevede di espandere e ristrutturare la rete del gas a lunga tratta. Nel periodo 2016-2026, il piano per il gas comprende 113 misure e la costruzione di un ulteriore interconnettore lungo 848 chilometri (documento in fondo al testo).
  • La Romania prevede di investire 145 milioni di euro sul sistema di trasporto del gas nel solo 2018 e delinea nove importanti progetti di gas che saranno sviluppati entro il 2027, la maggior parte dei quali riguarda la connessione a nuove fonti anziché migliorare l’integrazione del mercato (documento in fondo al testo).
  • L’Italia sta cercando di espandere le sue infrastrutture per l’importazione di GNL e le infrastrutture domestiche per l’uso del gas nei trasporti (documento in fondo al testo).

Secondo un documento interno di CAN Europe, undici Stati membri (Bulgaria, Cipro, Repubblica Ceca, Grecia, Finlandia, Croazia, Ungheria, Irlanda, Italia, Polonia e Slovacchia) hanno in programma di aumentare la capacità delle loro infrastrutture gas mentre cinque (Cipro, Grecia, Ungheria, Polonia e Romania) di estrarlo direttamente dal sottosuolo.

Gli Stati membri dovrebbero pianificare gli investimenti futuri sulla base dello scenario più probabile a concretizzarsi e questo, considerando i negoziati in corso a livello europeo, dovrebbe prevedere il raggiungimento della neutralità carbonica nel giro di pochi decenni.

Entro la fine del 2019, i governi dell’UE dovranno presentare una versione rivista e definitiva dei loro piani, tenendo conto delle raccomandazioni dell’esecutivo europeo. La Commissione dovrebbe richiedere agli Stati membri di includere una strategia volta a eliminare in maniera graduale ma costante il gas naturale dai sistemi energetici nazionali prima del 2050 così da allineare la decarbonizzazione del loro sistema energetico con una traiettoria realistica di decarbonizzazione per l’economia dell’Unione europea.

La valutazione del gas naturale da parte della Commissione è incoerente per i diversi PNEC

Le raccomandazioni della Commissione sulle proposte di PNEC mirano a migliorare la qualità dei piani finali che gli Stati membri devono presentare entro dicembre 2019. In alcuni casi, la Commissione ha sottolineato le incoerenze tra gli obiettivi climatici e gli investimenti previsti in materia di gas naturale.

All’Italia la Commissione ha raccomandato di evitare che il gas pregiudichi gli obiettivi di decarbonizzazione, mentre alla Romania di eliminare le indebite restrizioni agli investimenti nella produzione gas

Nel PNEC italiano, ad esempio, sono previsti importanti investimenti nel settore del gas che lo rendendo un elemento chiave del sistema energetico nazionale nel 2030. Nella sua valutazione, la Commissione ha chiesto chiarimenti sulla compatibilità dello sviluppo del settore del gas con gli obiettivi nazionali di decarbonizzazione.

Anche il PNEC della Romania delinea investimenti significativi nel settore del gas al 2030, prevede di continuare a sfruttare le risorse energetiche nazionali per diversificare il mix energetico del paese e sta inoltre progettando ulteriori infrastrutture di distribuzione del gas per raggiungere comunità isolate e aziende. In questo caso, le raccomandazioni della Commissione (documento in fondo al testo) non evidenziano l’incoerenza tra le politiche pianificate della Romania e gli obiettivi di decarbonizzazione. Al contrario, la Commissione suggerisce persino di eliminare “indebite restrizioni agli investimenti nella produzione di gas, tenuto conto del potenziale regionale delle riserve nel Mar Nero”, con il rischio che gran parte di ciò risulti poco utile se verranno attuate politiche climatiche.

Le circostanze specifiche di ogni paese contano, ma la Commissione deve essere coerente nel valutare i diversi PNEC

Le circostanze specifiche di ogni paese contano, ma la Commissione europea deve essere coerente nel valutare i diversi PNEC. Solo un segnale chiaro su quali fonti di energia sono compatibili con la modernizzazione e la decarbonizzazione dell’economia dell’Unione consentirà all’UE di affrontare la sfida degli investimenti. Le osservazioni sulla proposta di PNEC italiana indicano che la Commissione ritiene che una politica di consolidamento ed espansione della dipendenza dal gas naturale non sia coerente con gli obiettivi di decarbonizzazione. Lo stesso approccio deve essere utilizzato con altri paesi che prevedono un’espansione simile, così da garantire che il contributo al perseguimento degli obiettivi climatici sia equo ed equilibrato da parte di tutti gli Stati membri.

Le stesse politiche dell’Unione Europea inviano segnali incoerenti sul futuro del gas naturale

Gli Stati membri non sono i soli a dover rivedere la pianificazione del proprio sistema energetico al fine di garantire la compatibilità con gli obiettivi climatici dell’UE. Le istituzioni europee – e in particolare la Commissione europea – devono affrontare le incoerenze che emergono dai diversi atti legislativi, soprattutto quando si tratta di investimenti in infrastrutture. Ciò che costruiamo oggi avrà effetti per i prossimi decenni e, quindi, un impatto diretto sulla credibilità dell’Unione per raggiungere l’obiettivo di neutralità climatica.

Ciò che costruiamo oggi avrà effetti per i prossimi decenni, se le infrastrutture sono incoerenti con gli obiettivi climatici l’Unione Europea mina la sua stessa credibilità

ll regolamento sulla rete transeuropea (TEN-E) stabilisce le linee guida per selezionare i progetti infrastrutturali che possono accedere al finanziamento europeo secondo il Connecting Europe Facility. La legislazione TEN-E del 2013 è ormai superata: non tiene conto degli ultimi sviluppi politici dell’Unione, dall’adozione dell’Accordo di Parigi al principio di Energy Efficiency First definito nel regolamento sulla Energy Union Governance del 2018. Aggiornare le linee guida nel regolamento TEN-E diventa ancora più rilevante alla luce dello European Green Deal che la nuova Commissione ha dichiarato di voler rilasciare entro i primi 100 giorni dal suo mandato.

L’Unione europea dovrebbe cogliere queste eccellente opportunità per garantire che tutti i suoi strumenti  siano compatibili con un più ampio quadro politico. L’attuale revisione della politica energetica nella Banca europea per gli investimenti e la proposta sulla tassonomia per una finanza sostenibile sono buoni esempi da seguire.

Altrimenti, questa incoerenza tra le politiche non solo indebolisce la leva politica della Commissione nei confronti degli Stati membri, ma invia anche segnali fuorvianti agli investitori privati.


Elisa Giannelli è ricercatrice presso E3G

Il post riprende e aggiorna quello pubblicato su Energy Post in data 23 settembre

Riferimenti citati nel testo:



Foto: Pixabay

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