21 Marzo 2022

Il sistema energetico Italia dopo la pandemia

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La pandemia ha avvicinato l’Italia agli obiettivi di decarbonizzazione? Francesco Gracceva (ENEA) su ENERGIA 1.22 confronta il crollo di consumi di energia ed emissioni del 2020 con il rimbalzo del 2021 alla ricerca di un segnale di inversione di rotta (che non c’è).

Nel 2021 l’obiettivo della mitigazione dei cambiamenti climatici è salito nelle priorità dei decisori, “con la ripresa dei sistemi economi­ci, il G20 di Roma e la COP26 di Glasgow”. Ma l’inizio del 2022 registra un deciso cambio di prospettiva, a causa della “vigo­rosa ripresa dell’economia globale, con conseguente forte rimbalzo di consumi di energia ed emissioni, e le tensioni sui mercati dell’energia che hanno portato alla maggiore crisi energetica dal 1973”.

Su ENERGIA 1.22, Francesco Gracceva (ENEA) analizza Il sistema energetico italiano dopo la pandemia, ricostruendo le principali tendenze e caratteristiche.

“Nonostante l’aumento senza pre­cedenti dei prezzi del gas e dell’e­lettricità (concentrato però nella seconda parte dell’anno), il 2021 è stato l’anno del grande rimbalzo dei consumi energetici anche in Europa e in Italia, a dimostrazione della bassa elasticità della doman­da di energia ai prezzi almeno nel breve periodo” (1. Consumi di energia e PIL nel biennio pandemico).

Già nel 2021 vi erano motivi di ritenere che la discontinuità senza precedenti registrata nel 2020 avesse carattere prevalentemente congiunturale

“Secondo una stima preliminare ENEA su dati anco­ra parziali e provvisori, nel 2021 i consumi di energia primaria sono aumentati di oltre l’8%, con un «re­cupero» di circa l’80% dei consumi di energia «persi» nel 2020. E con i consumi sono rimbalzate anche le emissioni di CO2, in misura anche leggermente superiore”.

“In realtà, sia nel 2020 che nel 2021 l’evoluzione dei consumi ener­getici ha semplicemente seguito una traiettoria coerente con quella delle variabili guida della domanda di energia (PIL, produzione indu­striale, clima)”.

“Una prima valutazione dell’evo­luzione dei nostri consumi energe­tici viene dal confronto con quanto successo in altri paesi europei (Fig. 2). (…) In Italia – di­versamente da quanto avvenuto nell’Eurozona – i consumi di ener­gia si sono ridotti meno del PIL, dunque in direzione contraria al disaccoppiamento atteso tra le due variabili”.

Il secondo paragrafo prende in esame le Caratteristiche dell’evoluzione del sistema energetico italiano ed europeo partendo dai dati storici (par. 2.1). “Per una valutazione più appro­fondita delle caratteristiche es­senziali della traiettoria che sta seguendo il sistema energetico ita­liano, anche in confronto agli altri principali paesi europei, è utile il ricorso a una scomposizione dei dati mediante la cosiddetta identi­tà di Kaya (6) (Tab. 1), che descri­ve quantitativamente l’evoluzione del sistema mediante cinque ma­cro-variabili a partire dalle emis­sioni di CO2”.

“Negli ultimi set­te anni (2014-2021), con il ritorno della crescita del PIL pro capite in territorio positivo (+1% m.a.), la velocità di riduzione dell’intensità energetica è stata molto modesta (–0,3% m.a.), circa 1/6 di quella re­gistrata nei precedenti sette anni (–1,9% m.a.), quando l’economia era in recessione”.

Nell’ultimo biennio l’intensità energetica dell’economia risulta perfino in aumento (+0,5% m.a.)

“Per interpretare meglio l’evo­luzione recente dei sistemi ener­getici italiano ed europeo è utile confrontarla con quella auspicata dai decisori, così come descritta in tre documenti più recenti e signi­ficativi: (a) gli scenari prodotti per conto della Commissione europea mediante il modello Primes e uti­lizzati per l’impact assessment che accompagnava la comunicazione sul Green Deal (7); (b) gli ultimi do­cumenti ufficiali che esprimono la visione del decisore italiano, cioè il PNIEC del gennaio 2020 e la Stra­tegia di lungo termine del 2021, che fino al 2030 assume quanto previ­sto dal PNIEC” (2.2. Differenza tra scenari di policy ed evoluzione storica).

“Nel caso dell’Italia (Tab. 1), il confronto fra i trend osservati e quelli proiettati mostra come la performance del sistema negli ul­timi sette anni sia stata modesta sotto tutti gli indicatori. (…) La distanza tra l’evoluzione sto­rica e quella «programmatica» di­viene infine ancora più notevole se si guarda la traiettoria di lungo periodo. (…) Anche nel caso dell’Eurozona (Tab. 2), lo scenario Fit55 richiede una rottura delle tendenze in atto”.

2% il calo dell’intensità energetica nell’Eurozona negli ultimi 15 anni (in Italia solo negli anni della lunga recessione post-2009)

La terza parte dell’analisi è dedicata alle Ragioni dell’inerzia del sistema: il ruolo dell’intensità energetica. “La differenza più rilevante tra l’evoluzione del nostro siste­ma energetico e quella dei paesi dell’Eurozona sta nel calo molto più modesto dell’intensità energeti­ca del PIL in Italia (Fig. 3), perché la decarbonizzazione dell’energia consumata è invece proceduta a ritmi comunque più lenti ma anco­ra comparabili”.

“La riduzione dell’intensità ener­getica è stata più forte di quella ita­liana in tutti i principali paesi euro­pei, con una progressione partico­larmente marcata nel Regno Unito, a motivo della forte terziarizzazio­ne della sua economia”.

“Per comprendere i fattori deter­minanti per l’andamento dell’in­tensità energetica italiana è utile approfondire l’analisi passando dal dato generale a quello dei singoli settori di uso finale (Fig. 4)” (3.1. L’intensità energetica nei settori di uso finale).

Il confronto tra i dati registrati a partire dal 1970 e gli obiettivi PNIEC per il 2020-2030 “indica come i settori dove questa distanza è maggiore sono quello degli edifici (terziario e residenziale) e quello dei trasporti”.

La valutazione delle tendenze in atto sembra indicare il carattere eccezionale del 2020

Nelle Conclusioni (par. 4), si legge che “riguardo al rapporto tra le tendenze in atto e quelle auspicate, per il decennio in corso sia per l’Italia sia per l’Eurozona le traiettorie descritte dagli scenari della Commissione implicano rotture radicali dei trend storici di tutte le principali macro-variabili”.

“Nel caso dell’Italia, (…) è il modesto ritmo di disaccoppiamento tra consumi di energia ed economia l’indicatore più distante dai valori auspicati tanto nello scenario Fit55 quanto nel meno ambizioso scenario PNIEC”.

“Oltre l’orizzonte 2030, l’ancora più radicale cambiamento della traiettoria del sistema richiesto dall’obiettivo net-zero sembra invece affidato per la gran parte a un salto quantico nel ritmo di riduzione dell’intensità carbonica dell’energia, della quota di fonti fossili in particolare”.


Il post presenta l’articolo di Francesco Gracceva, Il sistema energetico italiano dopo la pandemia (pp. 16-21) pubblicato su ENERGIA 1.22

Francesco Gracceva è ricercatore presso ENEA e responsabile dell’Analisi trimestrale del sistema energetico italiano


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Foto: Unsplash

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