9 Febbraio 2024

Energy Communities. Customer-Centered, Market-Driven, Welfare-Enhancing?

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La recensione di Chiara Candelise (Università Bocconi) del volume Energy Communities. Customer-Centered, Market-Driven, Welfare-Enhancing?, curato da Sabine Löbbe, Fereidoon Sioshansi, David Robinson e pubblicata sul trimestrale 4.23 della rivista ENERGIA.

Il libro curato da Löbbe, Sioshansi e Robinson, fornisce una completa introduzione alle esperienze di comunità energetiche, in particolare in Europa, e discute i più recenti sviluppi del dibattito e del processo di implementazione delle direttive europee nei singoli Stati membri. La Sezione 1 del libro presenta un inquadramento generale del settore e della struttura normativa. La Sezione 2 approfondisce il ruolo delle comunità energetiche come attori sociali e analizza le forme e le motivazioni alla partecipazione da parte di consumatori e cittadini. La Sezione 3 si sofferma sugli aspetti tecnologici, sull’analisi del loro possibile ruolo nei mercati energetici e dell’interazione con gli altri attori di mercato, sul come i diversi modelli di implementazione e le forme di partecipazione possano dipendere dai contesti socioeconomici, di mercato e di regolamentazione nazionali. Infine, la Sezione 4 approfondisce caratteristiche e modelli di implementazione presentando diversi casi studio in Europa.

Sebbene la partecipazione dei consumatori e dei cittadini alla transizione energetica stia attirando sempre più l’attenzione dei decisori politici, della società civile e degli attori del settore energetico, le iniziative di azione collettiva come le comunità energetiche non sono un fenomeno nuovo. In Europa, ma lo stesso dicasi per gli Stati Uniti, le prime iniziative risalgono al primo Novecento, per poi svilupparsi in varie ondate, in particolare dagli anni 2000 nel contesto di mercati liberalizzati e della transizione a sistemi di produzione energetica da fonti rinnovabili distribuiti sui territori.

Nel tempo il concetto di comunità energetica è stato soggetto a diverse interpretazioni. Molti contributi in letteratura ne hanno evidenziato l’eterogeneità e hanno tentato di definirle e categorizzarle, compreso il Capitolo 1 di questo libro, che fornisce un’ottima «Taxonomy of energy communities in liberalized energy systems». Tale varietà è dovuta alle diverse attività poste in essere (sia sulla filiera energetica che attività con finalità sociali), ai diversi modelli di sviluppo e attuazione, di governance e, tra le altre cose, ai conseguenti diversi livelli e forme di partecipazione e co-determinazione dei cittadini nello sviluppo e nella gestione delle iniziative.

Nel complesso, la partecipazione dei cittadini è comunemente identificata come una delle principali caratteristiche distintive delle comunità energetiche, sottolineando il ruolo dei consumatori come attori attivi nella transizione energetica. In effetti, il dibattito accademico si è progressivamente orientato su una definizione di comunità energetiche quale insieme di iniziative per la fornitura di servizi energetici che implicano una forma di proprietà o finanziamento, nonché di controllo, da parte dei cittadini, che beneficiano direttamente dei risultati dell’iniziativa. Le forme e le motivazioni della partecipazione sono oggetto di una ricca letteratura che, tra le altre cose, fa emergere in modo molto chiaro un’intrinseca dicotomia nella natura della partecipazione. Anche se molteplici, e spesso sovrapposte, le motivazioni a partecipare si raggruppano in quelle legate a vantaggi economici e quelle più legate all’impatto sociale delle iniziative.

Le comunità energetiche sono spesso considerate soggetti portatori di benefici collettivi attraverso il coinvolgimento locale, l’innovazione dal basso, l’inclusione sociale e lo svolgimento di attività rivolte alle comunità di riferimento. Promuovendo nuovi approcci alla fornitura di servizi energetici rispetto agli attori commerciali, le comunità energetiche rappresentano una forma di innovazione sociale e sono spesso associate ad impatti sociali positivi per le comunità coinvolte e per il contesto socioeconomico in cui crescono. Esiste infatti una recente letteratura che le inquadra e analizza come promotrici di giustizia energetica.

In questo contesto si pone una domanda di crescente rilevanza: fino a che punto e in quali condizioni le comunità energetiche sono foriere di giustizia energetica? Certamente l’evidenza ad oggi disponibile sulla reale capacità delle comunità energetiche di mettere in moto dinamiche di inclusione, così come di alleviare la povertà energetica, è limitata, come anche sottolineato nel Capitolo 12 del libro, «Energy communities’ social role in a just energy transition». Si ritiene quindi di grande importanza la definizione di un quadro normativo e di mercato che sia abilitante del ruolo delle comunità energetiche non solo come attori della transizione energetica, ma anche come soggetti portatori di innovazione e inclusione sociale.

A livello europeo, tale quadro normativo è stato introdotto con la Direttiva 2018/2001 (RED II) e la Direttiva 2019/944 (IEM), che riconoscono per la prima volta le comunità energetiche come soggetti giuridici all’interno non solo del sistema energetico, ma anche del tessuto socioeconomico europeo. Infatti, la duplice natura delle comunità energetiche, in quanto attori della filiera energetica e strumenti di sviluppo sociale e ambientale, è confluita nelle definizioni di comunità energetiche presenti nelle direttive. Le Comunità Energetiche Rinnovabili (CER) e le Comunità Energetiche di Cittadini (CEC) vengono infatti definite, tra le altre cose, come persone giuridiche controllate da azionisti o soci membri della comunità (che possono essere persone fisiche, Pmi o enti locali), il cui obiettivo principale è fornire benefici economici, ambientali e sociali ai propri membri e alle comunità in cui operano, piuttosto che profitti finanziari.

Si ritiene che la definizione e il quadro normativo delle comunità energetiche contenuti nelle direttive europee rispondano ad un «duplice scopo» (1):

– uno «scopo energetico», ovvero la necessità di incrementare l’autoconsumo locale all’interno del sistema energetico, al fine di consentire un maggiore sviluppo della generazione rinnovabile distribuita e intermittente nei sistemi energetici, ottimizzando la gestione di produzione e consumi locali e minimizzando gli impatti sulle reti;

– uno «scopo sociale», ovvero quello di strutturarle e implementarle all’interno dei sistemi energetici e socioeconomici nazionali con l’obiettivo principale di fornire benefici economici, sociali e ambientali ai membri e alle comunità di riferimento.

In altre parole, il quadro legislativo introdotto dall’Europa con le due direttive, da un lato, inquadra per la prima volta le comunità energetiche come soggetti abilitati a partecipare ai mercati energetici, in grado di agire nell’ottimizzazione e nel bilanciamento della rete, in un’ottica di riduzione dei costi di gestione del sistema. Dall’altro, è intenzione dei regolatori salvaguardare la natura delle comunità energetiche quali attori portatori di innovazione sociale, partecipazione e tutela dei benefici socioeconomici ed ambientali delle comunità.

Questa struttura normativa crea una tensione implicita tra elementi di mercato ed elementi di impatto sociale e di comunità che si manifesta nel contesto dei processi di attuazione delle direttive, sia nei dettagli legislativi, di regolamentazione e giuridici della trasposizione, che negli sviluppi del settore stesso nei singoli Stati membri. Inoltre, la normativa europea lascia spazio a diverse possibili configurazioni e modelli di implementazione, a seconda: di chi sono i membri che compongono la comunità (autorità locali, utenze residenziali, utenze commerciali, etc.), delle tecnologie e delle configurazioni implementate, di chi svilupperà e sarà proprietario degli impianti a servizio della comunità, di quale equilibrio tra obiettivi economici e obiettivi sociali si intende realizzare, etc. Il settore delle comunità energetiche continua quindi a caratterizzarsi per la sua eterogeneità nei possibili modelli attuativi e per una tensione evolutiva tra modelli orientati alla massimizzazione dei benefici economici degli attori coinvolti (inclusi cittadini e membri della comunità stessa) e modelli più orientati alla comunità, alla redistribuzione economica e agli impatti sociali.

All’interno di questa tensione evolutiva, che richiama anche nella definizione dei modelli attuativi la dicotomia tra motivazioni economiche e motivazioni sociali di cui sopra, si ritiene quindi di crescente importanza l’analisi e la valutazione del se e del come il quadro regolatorio e di incentivazione che si sta costituendo nei paesi europei sia realmente abilitante di modelli che possano fornire risultati e impatto rispetto ad entrambi gli scopi proposti dal regolatore, quello energetico e quello sociale.

L’eterogeneità di obiettivi e di possibili modelli di attuazione richiede infatti un ulteriore livello di attenzione nella definizione delle condizioni normative, politiche e di mercato per l’implementazione delle comunità energetiche, al fine di garantire a questi nuovi attori del mercato energetico liberalizzato condizioni di parità e di trattamento equo rispetto agli attori tradizionali. Il processo di implementazione delle direttive nei paesi europei ad oggi dimostra come sia le strutture regolatorie emergenti che le forme di incentivazione previste per le comunità energetiche possano essere più o meno abilitanti della loro capacità di fornire risposte ad entrambi gli scopi, energetico e sociale.

Facciamo qualche esempio. Nella trasposizione delle direttive, la definizione delle attività consentite alle comunità energetiche può variare nelle singole regolamentazioni nazionali, con conseguenze sul ruolo e il posizionamento che viene disegnato per le comunità energetiche nei mercati energetici. Ad esempio, come discusso nel Capitolo 4 del libro, nei Paesi Bassi il legislatore non ha incluso la possibilità per le comunità energetiche di gestire o possedere un sistema di rete, privandole quindi della capacità di implementare attività di peak shaving e bilanciamento locale, quindi di avere un ruolo rilevante nella gestione di una futura rete elettrica più efficiente (riducendo di fatto il loro potenziale di incidere sullo scopo energetico). L’incentivo implementato in Italia, e ampiamente presentato nel Capitolo 5 del libro, è invece un esempio di policy support concepito prevalentemente in relazione allo scopo energetico: la tariffa incentivante viene erogata alle comunità energetiche in funzione dell’autoconsumo effettuato contestualmente al momento della produzione. In altre parole, lo scopo implicito dell’incentivo è di stimolare comportamenti virtuosi di autoconsumo locale al fine di minimizzare gli impatti sulle reti. La ripartizione e l’utilizzo dei ricavi provenienti dall’incentivo tra benefici economici e benefici sociali non è ad oggi normata ed è lasciata alla discrezionalità della comunità energetica stessa nel definire il proprio regolamento interno. Gli impatti sociali possono dunque essere un effetto indiretto dell’incentivo, ma non vi è un esplicito intervento di policy a loro sostegno.

Si ritiene quindi di notevole importanza lo sviluppo di metodologie qualitative e quantitative di valutazione degli impatti economici, sociali e ambientali delle comunità energetiche in Europa. Ciò, in primo luogo, al fine di valutare come e fino a che punto i nuovi modelli di attuazione che stanno emergendo col recepimento delle direttive nei vari ordinamenti nazionali siano abilitanti di un ruolo attivo delle iniziative di comunità energetiche sia sulla filiera energetica che nel contribuire allo sviluppo socioeconomico delle comunità di riferimento. Inoltre, la quantificazione degli impatti è un presupposto imprescindibile per un evidence-based policy making, in particolare nell’immaginare e disegnare forme di supporto diretto alle finalità sociali. In questo contesto, un caso concreto è l’alleviamento della povertà energetica: finché non avremo una robusta e strutturata evidenza a supporto del se e del come le comunità energetiche possano portare benefici ai cittadini più vulnerabili, sarà difficile disegnare e implementare eventuali misure di policy esplicitamente dirette a rafforzare il loro impatto sulla povertà energetica.

La sfida non è banale, in particolare a causa della forte eterogeneità delle iniziative sia in termini di modelli d’attuazione nei contesti nazionali che di varietà di strutture regolatorie e di mercato tra i singoli Stati europei (2). Le risposte a questa sfida si ritiene risiedano in un continuo sforzo di raccolta e strutturazione di database a livello aggregato su caratteristiche, modelli e risultati delle iniziative (3). Ciò al fine di permettere lo sviluppo di indicatori e analisi quantitative di valutazione degli impatti che complementino le ad oggi prevalenti analisi basate su casi studio e, tra le altre cose, possano essere di supporto per regolatori nazionali ed europei nell’evoluzione e nel monitoraggio del quadro normativo.

Energy Communities. Customer-Centered, Market-Driven, Welfare-Enhancing?

Sabine Löbbe, Fereidoon Sioshansi, David Robinson (a cura di)
Energy Communities
Customer-Centered, Market-Driven, Welfare-Enhancing?
Academic Press, 2022, pp. 514


La recensione di Chiara Candelise di Energy Communities Customer-Centered, Market-Driven, Welfare-Enhancing? è stata pubblicata su ENERGIA 4.23.

Chiara Candelise è research fellow presso il Centre for Research on Geography, Resources, Environment, Energy & Networks (GREEN) dell’Università Bocconi



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