1 Luglio 2024

Impianti fotovoltaici in cessione totale: un’ingiusta decurtazione degli incentivi

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Il calcolo degli incentivi del Gse prevede un meccanismo di decurtazione che penalizza oltremodo gli impianti fotovoltaici in cessione totale con il solo contatore di scambio. Sono stimati essere oltre 200 i GWh prodotti nel 2023 ma non incentivati senza alcuna motivazione normativa. Un baco regolatorio ovviabile dagli operatori se vi fosse stata un’opportuna comunicazione, nonché a lungo sollevato senza esito da Elettricità Futura.

L’incentivo erogato dal Gestore dei Servizi Energetici agli impianti fotovoltaici varia se questi sono in presenza di autoconsumo (ovvero nei regimi di cessione parziale o scambio sul posto) o in cessione totale, ovvero con cessione in rete di tutta l’energia prodotta al netto di eventuali consumi per servizi ausiliari. Per questa seconda tipologia di impianti è prevista una decurtazione mai esplicitamente trattata e non riferibile ad alcuna indicazione legislativa, normativa o regolatoria che gli operatori avrebbero potuto ovviare se opportunamente informati.

In questo articolo analizziamo e ripercorriamo l’iter di questo baco regolatorio.

E-Distribuzione o altro gestore di rete (delegato alle misure di produzione a seguito della delibera Arera 595/2014) trasmette al Gse un record nel quale sono riportate l’energia prodotta e l’energia immessa dagli impianti fotovoltaici, sia il totale che il dettaglio per le tre fasce di mercato (F1, F2 ed F3).

I due valori di energia misurata logicamente coincidono nel caso degli impianti in regime di cessione totale, con il solo un contatore bidirezionale di scambio al punto di consegna che misura energia immessa e prelevata dalla rete, così come previsto dalla regolamentazione dei gestori  (si veda ad esempio quanto riportato nella Guida per le connessioni alla rete elettrica di E-Distribuzione).

Una decurtazione mai esplicitamente trattata

L’algoritmo del Gse per il calcolo degli incentivi, tuttavia, applica una decurtazione al parametro energia prodotta un fattore a forfait per le “perdite di trasformazione, perdite di linea fino al punto di consegna e per consumi dei servizi ausiliari” pari al 2% ritenendo l’energia come prodotta lorda e poi determina il minimo tra questa e l’energia immessa e su quest’ultimo calcola gli incentivi: è naturale che il minimo sia sempre rappresentato dal valore di energia prodotta così trattato, penalizzando oltremodo gli impianti in cessione totale.

L’importanza e la dimensione del tema sono elevati in quanto interessano un volume di energia prodotta e non incentivata senza alcuna motivazione normativa sostenibile stimata pari a oltre 200 GWh (200 milioni di kWh).

Sulla base dei dati pubblicati dal Gse nel Rapporto statistico 2023 – Solare Fotovoltaico di maggio 2024, l’energia prodotta netta dagli impianti fotovoltaici nel 2023 è stata infatti pari a 30.236 GWh, di cui 15.422 GWh quella degli impianti con presenza di autoconsumo e 14.814 GWh in cessione totale.

Il Gse non ha mai esplicitamente trattato questo aspetto così specifico negli anni immediatamente successivi alla delibera dell’autorità sopra menzionata; sono state pubblicate “news” nel 2015 e nel 2018, ma in nessuna di esse si specificava come il valore registrato dal gestore di rete e trasmesso al Gse sarebbe stato trattato da quest’ultimo per il calcolo degli incentivi.

L’installazione di un misuratore di produzione, tele-letto dal gestore, avrebbe evitato la decurtazione degli incentivi. Eppure, gli operatori non sono mai stati opportunamente informati in proposito, né tali apparecchi sono esplicitamente richiesti o previsti dalla regolamentazione di settore.

È per tale motivo che nel tempo ci sono state diverse segnalazioni in relazione a questo specifico argomento effettuate al GSE da Elettricità Futura, la maggiore associazione di categoria del settore, in ultimo nel 2021 e in precedenza  nel 2014, nel 2015 e nel 2017.

Una decurtazione non riferibile ad alcuna indicazione legislativa, normativa o regolatoria

Dalla lettura del contraddittorio col GSE riferito specificamente all’applicazione degli incentivi di cui al DM 4 luglio 2019 si comprende poi che la motivazione addotta dal GSE per la decurtazione applicata non è riferibile ad alcuna indicazione legislativa, normativa o regolatoria, ma di approccio meramente cautelativo.

Quanto appena detto è reso esplicitamente dal Gse in un passaggio del documento Regolamento operativo per l’accesso agli incentivi del DM 4 luglio 2019 del 17 ottobre 2023, al paragrafo 3.2.3 Misura dell’energia elettrica prodotta e di quella immessa in rete nel quale è riportato:

“Deve essere garantita la corretta misurabilità dell’energia elettrica prodotta lorda e di quella effettivamente immessa in rete separatamente da ogni UP costituente l’impianto.  Quanto sopra riportato è valido anche per gli impianti di produzione che, al momento della richiesta d’incentivo cedono totalmente in rete l’energia prodotta. Nei casi di cessione totale per i quali non sia stata installata idonea apparecchiatura di misura dell’energia prodotta lorda, il Gestore di Rete trasmetterà la misura di energia immessa in rete in luogo della prodotta lorda e il GSE provvederà, nelle more dell’eventuale successiva installazione, ad applicare su tale misura, in via cautelativa, il valore percentuale attribuito all’energia elettrica consumata per i servizi ausiliari e le perdite di linea definito dal GSE come specificato nel successivo paragrafo 3.2.4.” (corsivo nostro).

Al successivo punto 3.2.4, Determinazione dei consumi dei servizi ausiliari e delle perdite, si esplicitava quindi il fattore applicato come segue:

“I consumi attribuibili ai servizi ausiliari, alle perdite nei trasformatori principali e alle perdite di linea fino al punto di consegna dell’energia alla rete elettrica sono determinati utilizzando:

a) nel caso di impianti alimentati da fonti rinnovabili diversi dal fotovoltaico con potenza minore o uguale a 1000 kW, i valori percentuali riportati, per ciascuna fonte, nell’Allegato 4 del DM2012 (DM2019, art.21 che rimanda all’art.25 del DM2016);
b) nel caso di impianti fotovoltaici con potenza minore o uguale a 1000 kW, i valori percentuali riportati all’art.6 del DM 5 luglio 2012 (cd. Quinto Conto Energia), pari all’1% per impianti su edifici, serre, pensiline, pergole, tettoie, barriere acustiche e fabbricati rurali e al 2% per impianti a terra;
c) per tutti gli altri casi, i criteri introdotti dalla Deliberazione dell’ARERA 47/2013/R/EFR7.”

L’inascoltata richiesta di Elettricità Futura

Nell’ultima richiesta inviata, Elettricità Futura chiedeva pertanto al Gse, correttamente e ragionevolmente, di non applicare al valore di energia prodotta comunicato dal gestore di rete un fattore omnicomprensivo anche delle perdite e della trasformazione, ma solo quello relativo agli autoconsumi per i servizi ausiliari, stabilito dal GSE con apposito documento pubblicato nel 2014 per gli impianti fotovoltaici e pari forfetariamente allo 0,5% della produzione lorda.

Questa richiesta era ragionevole perché consentiva al Gse di mantenere un condivisibile profilo “cautelativo” escludendo in linea generale una quota di energia che, come stabilito dalla giurisprudenza di settore, non può essere oggetto di incentivazione. Era altresì corretta perché, a ben guardare, rispettosa delle definizioni e indicazioni legislative in proposito.

Richiamando infatti, a titolo di esempio, quanto riportato nel DM 5 luglio 2012 (cd. 5° Conto Energia) l’art.2 stabilisce molto chiaramente che la produzione lorda di un impianto è – per impianti connessi a reti elettriche in media o alta tensione – “l’energia elettrica misurata all’uscita del gruppo di conversione della corrente continua in corrente alternata in bassa tensione, prima che essa sia resa disponibile alle eventuali utenze elettriche del soggetto responsabile e prima che sia effettuata la trasformazione in media o alta tensione per l’immissione nella rete elettrica”.

Dunque, l’energia misurata dal contatore di scambio al punto di connessione non può certo essere rappresentativa di tale produzione perché già trasformata e già al netto delle perdite essendo misurata, appunto, al punto di immissione con la rete elettrica.

Un’impropria interpretazione

In altri termini l’interpretazione del Gse – esplicitata con il Regolamento operativo del 17 ottobre 2023 riferito all’applicazione degli incentivi di cui al DM 4 luglio 2019 – oltre che fornire spiegazioni a distanza di diversi anni dalla delibera Arera del 2014 che aveva delegato i gestori di rete alle misure di energia per definire gli incentivi, non rispetta le definizioni normative e legislative di cui ai decreti di riferimento e riflette un approccio cautelativo che si potrebbe mantenere anche applicando un fattore percentuale ben più ridotto e già definito dal Gse stesso per gli impianti fotovoltaici nello 0,5% della produzione così come registrata e trasmessa dal gestore di rete.

Un Regolamento operativo non ha il rango di un decreto e come tale non può “scavalcarlo” nell’applicazione delle indicazioni legislative e normative.

Dal confronto tra l’associazione e il Gse non è emersa alcuna azione di revisione del meccanismo di decurtazione del Gse che, come si è visto, interesserebbe un volume stimato di oltre 200 GWh (200 milioni di kWh) di energia non incentivata, senza alcuna motivazione normativa sostenibile.

Una questione importante e tutt’ora aperta.


Francesco Giunto è socio e amministratore  2GEES s.r.lf.giunto@2gees.it


Foto: Unsplash

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