10 Luglio 2024

Generazione distribuita: il tassello mancante al PNIEC per la sicurezza energetica

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Inviato in forma definitiva lo scorso 1° luglio, il PNIEC individua le misure funzionali a incrementare la sicurezza energetica nazionale, tra le quali manca tuttavia un tassello fondamentale: la generazione distribuita. Al netto del ben noto tema ambientale, infatti, troppe volte si dimentica di sottolineare i benefici in termini di sicurezza energetica derivanti dai modelli di produzione e consumo di energia da generazione distribuita.

Il tema della sicurezza energetica ha assunto oggi una rilevanza tale da far sì che costituisca la denominazione di un Ministero nonché una delle cinque dimensioni su cui si fonda il Piano Nazionale Integrato per l’Energia e il Clima (PNIEC), documento inviato in forma definitiva dal governo italiano alla Commissione Europea lo scorso primo luglio che costituirà a partire dal prossimo futuro l’indirizzo per la pianificazione energetica nazionale.

Gli impatti della guerra in Ucraina e le diffuse instabilità geopolitiche ed economiche hanno infatti mostrato quanto i nostri sistemi energetici siano fragili in termini di affidabilità, accessibilità e continuità, mettendo in evidenza la necessità di trovare soluzioni rapide ed efficaci per rafforzare la sicurezza energetica del nostro Paese.

Nucleare: la novità del PNIEC per rafforzare la sicurezza energetica

Proprio all’interno del PNIEC sono individuate le misure che saranno funzionali a incrementare la sicurezza energetica nazionale. Tali misure includono la diversificazione delle fonti di approvvigionamento di gas naturale e l’aumento della produzione interna, il potenziamento delle infrastrutture di trasporto, distribuzione e stoccaggio di gas ed energia elettrica, e, in forma del tutto inedita rispetto alla scorsa edizione del Piano (2019), anche un disinibito cenno ad una ripresa della produzione da nucleare.

Secondo uno “scenario nucleare conservativo” che tiene conto della metà della potenza massima installabile, già a partire dal 2035 avremo una capacità nucleare pari a 0,4 GW, per arrivare al 2050 ad 8 GW totali di cui 0,4 addirittura da fusione.

PNIEC sicurezza energetica
Fonte: PNIEC, 2024

PNIEC e nucleare: nulla di nuovo nel paradigma produzione-consumo

La leva della sicurezza energetica, accompagnata da quella della decarbonizzazione, costituisce a ragion veduta la spinta propulsiva alla base della promozione dell’energia nucleare. Lo stesso PNIEC si rifà alla possibilità di forniture energetiche stabili e alla riduzione della dipendenza dalle importazioni di combustibili fossili per sostanziare la scelta di (ri)fare ricorso al buon vecchio atomo.

Nulla di nuovo nel paradigma di produzione e consumo. Un modello energetico centralizzato che si aggiunge a quello già esistente e che poco influirà sul rapporto di dipendenza che i cittadini hanno nei confronti dei produttori di energia: un unico grande produttore per tanti piccoli consumatori.

Tralasciando gli aspetti tecnologici e i grandi (e indiscussi) benefici dell’energia dell’atomo, l’elettrone prodotto da una centrale nucleare segue un percorso del tutto analogo a quello prodotto da fonti fossili. Da un unico nodo di generazione monodirezionale l’energia fluisce attraverso una fitta rete e, dopo una quota inevitabile di perdite di varia natura, giunge alle utenze finali.

La sicurezza energetica passa anche per la generazione distribuita

La questione è sostanzialmente differente nel caso della generazione distribuita: tanti piccoli nodi bidirezionali dislocati in modo diffuso sul territorio costituiscono dei punti di scambio di energia, la quale “entra” nei momenti in cui la domanda è maggiore della quota di autoproduzione ed “esce” quando la produzione è in surplus rispetto ai consumi.

Quest’ultimo assetto, che nella quasi totalità dei casi corrisponde a quello di generazione distribuita da fonti rinnovabili di piccola taglia, porta con sé innumerevoli benefici sistemici non unicamente connessi alla riduzione delle emissioni di gas ad effetto serra.

Al netto del ben noto tema ambientale, infatti, troppe volte si dimentica di sottolineare i benefici in termini di sicurezza energetica derivanti dai modelli di produzione e consumo di energia da generazione distribuita. Primo fra tutti il reale azzeramento dei rischi connessi all’approvvigionamento di materie prime di consumo, nullo per definizione per le fonti energetiche rinnovabili. Le catene di fornitura dei combustibili fossili ci hanno invece abituato a ricorrenti eventi straordinari derivanti dall’instabilità che contraddistingue gran parte dei territori ricchi di giacimenti.

Quel che caratterizza anche molte delle filiere di fornitura del materiale fissile necessario ad alimentare anche le nostre future centrali nucleari. È il caso del Niger, dove pochi giorni fa il governo militare ha revocato la concessione ad estrarre uranio alla francese Orano nella miniera di Imouraren, una delle più grandi riserve al mondo, come conseguenza diretta delle tensioni tra Francia e golpisti nigerini.

Un unico nodo è più vulnerabile di molteplici nodi

Di valenza altamente strategica in ottica di sicurezza energetica, inoltre, la caratteristica intrinseca di dislocazione dei sistemi di generazione distribuita. La presenza di un unico nodo di generazione costituisce un fattore di rischio per l’affidabilità dell’intero sistema energetico. Interruzioni dell’operatività del singolo nodo possono infatti compromettere l’operabilità dell’intera rete e, soprattutto, la continuità nella fornitura per un numero estremamente ampio di utenti.

Non a caso, nel continuo aleggiare di un potenziale attacco mirato sulla centrale di Zaporizhzhia, gran parte degli attacchi russi in Ucraina hanno come target proprio le infrastrutture energetiche.

L’autoproduzione da rinnovabili consente, infine, notevoli benefici in termini di accessibilità, permessi dal fatto che la gran parte delle rinnovabili sono in grado di produrre energia quasi a costo zero. Differentemente, sistemi centralizzati di produzione e consumo di energia prevedranno sempre la presenza di rapporti commerciali tra consumatore e produttore, il quale determinerà i prezzi, anche, purtroppo, in funzione di eventi su scala globale che ben poco hanno a che fare anche con il proprio potere decisionale.

Risulta difficile credere che tra le validissime misure di sicurezza energetica previste dal PNIEC non ci sia riferimento alla generazione distribuita da fonti rinnovabili. E questo guardando a tematiche di mitigazione dei rischi di approvvigionamento, affidabilità, continuità, accessibilità. Senza tenere conto di quegli aspetti di sostenibilità che sembrano avere oggi polarizzato la discussione tra attivisti con la passione per vernici di colore acceso e amanti del motore a due tempi.

Le frecce nella faretra della generazione distribuita sono molte di più rispetto a quelle connesse alla riduzione degli impatti ambientali. Sarebbe necessario tenerne conto nella pianificazione energetica e nella scelta di dove indirizzare gli ingenti investimenti che dovranno portare da qui a pochissimi decenni al compimento della tanto vagheggiata transizione energetica.


Piergiorgio Palamara è ingegnere energetico, manager in ambito transizione energetica e cambiamento climatico


Foto: Pexels

2 Commenti
Steve 

Ma chi sono gli “esperti” e i “consiglieri tecnici” del governo? A me pare che siano del tipo di quei cagnolini che erano posti nel lunotto posteriore delle auto nel passato, che annuivano continuamente ad ogni sobbalzo. Quel 0.4 GW da fusione ha del ridicolo e dell’incompetenza. Auguri a tutti.

Steve 

Ma chi sono gli “esperti” ed i “consiglieri scientifici” del governo? A me sembra che lo stesso si sia circondato di gente che ricorda quei cagnolini giocattolo che si ponevano nel lunotto posteriore delle vecchie auto, che annuivano continuamente ad ogni sobbalzo. Quel 0.4 GW da fusione nucleare ha del ridicolo e dell’incompetenza irresponsabile.


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